Sanità, istruzione, ambiente, protezione civile e prevenzione sismica. Ma anche infrastrutture e trasporti. Avviato l’iter formale, come previsto dal terzo comma dell’articolo 116 della Costuzione

PERUGIA – «La Giunta regionale, attraverso un documento predisposto dall’assessorato alle riforme istituzionali, ha avviato la discussione per l’attribuzione alla Regione Umbria di ulteriori forme e condizioni di autonomia ex art. 116, terzo comma della Costituzione». Insomma, la Regione vuol chiedere a Roma maggiore indipendenza, proprio come Veneto e Lombardia, ma per farlo ha scelto la via costituzionale, già imboccata mesi fa dall’Emilia Romagna.

La portata della notizia è enorme. Più delle sei pagine di comunicato, fitte fitte, con cui la Giunta ha deciso di annunciare la suddetta intenzione che, si legge, «è di costruire un percorso condiviso e comune con le Regioni Toscana e Marche» e quindi di «istituire un Tavolo di lavoro unitario per il confronto con il Governo nazionale». Gli atti formali da coordinare con Marche e Toscana saranno adottati nelle prossime sedute di Giunta e trasmessi per l’approvazione all’Assemblea legislativa «in modo da poter presentare l’istanza al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro per gli affari regionali e dunque attivare il Governo nei sessanta giorni successivi al ricevimento».

«L’Umbria non ha bisogno e non vuole un aumento indiscriminato di competenze, ma una “autonomia selettiva” messa al servizio di grandi obiettivi programmatici»: sanità, istruzione, ambiente, protezione civile e prevenzione sismica, infrastrutture e trasporti. Temi «su cui concentrarsi e da sottoporre ad un ampio dibattito con le istituzioni e forze sociali dell’Umbria», scrive in un documento l’assessorato: «L’autonomia selettiva dovrà dunque riguardare le eccellenze del territorio in modo che la concessione di nuove funzioni porti a risultati tangibili, misurabili nel breve medio periodo, in termini di sviluppo culturale ed economico della Comunità regionale».

Dalla “Regione leggera” a una “nuova Regione”

«Per anni il leit motiv che ha contraddistinto l’azione regionale è stato quello della “regione leggera” – sottolinea il documento dell’assessorato – L’obiettivo della regione leggera, in questi anni è stato obiettivamente raggiunto mediante la diminuzione degli assessori e dei consiglieri regionali; la drastica riduzione dell’apparato regionale e delle sue agenzie; il contenimento del numero delle società partecipate; la riforma delle province; la liquidazione delle comunità montane; l’accorpamento delle aziende sanitarie; l’abbattimento dei costi della politica. Dalla “regione leggera” bisogna però passare alla “nuova regione”, visto che oggi le regioni appaiono come macchine bloccate, e molti di questi blocchi vengono dal rinvigorito centralismo che taglia risorse ed aumenta il proprio peso di decisione sulle politiche regionali». «Questo – sentenzia il documento dell’assessorato regionale alle riforme – è un dato che ha contribuito a spingere le regioni del Nord a chiedere un nuovo patto con lo Stato centrale. Alcune (quelle del lombardo-veneto) hanno imboccato la via referendaria; altre (l’Emilia-Romagna) la strada costituzionale individuata dall’art. 116 della Costituzione».

L’articolo 116

L’art. 116 prevede, in sostanza, che le Regioni possano ottenere una maggiore autonomia legislativa ed amministrativa su materie di vitale importanza per i territori, quali beni culturali e paesaggio, ambiente, governo del territorio, turismo, diritto allo studio, formazione ed istruzione, università, sviluppo economico, sanità e welfare. A questo proposito il governo nazionale sembra aver posto due condizioni. La prima è che le Regioni per potersi sedere al tavolo del negoziato debbano avere i conti a posto; la seconda è che l’attribuzione di maggiore autonomia legislativa ed amministrativa non debba minare il fondamento dell’unità giuridica ed economica dalla Nazione. «L’Umbria – afferma l’assessorato alle riforme – ha i conti a posto e può, dunque, sedersi al tavolo dell’art. 116 con l’obiettivo di avere una Regione più semplice e competitiva, mettendo l’autonomia come leva dello sviluppo e della semplificazione».

La scheda. Gli ambiti delle forme di autonomia richieste

La “grande bellezza”, con il suo paesaggio ed i beni culturali, e tutta la filiera che coinvolge gli operatori economici del settore, le istituzioni culturali e finanziarie. L’Umbria potrebbe ottenere più autonomia, in modo da gestire in proprio la valorizzazione del patrimonio culturale, oggi affidato in coabitazione con lo Stato e le Soprintendenze. Più delicato il campo della tutela del patrimonio culturale, su cui, peraltro, la Regione potrebbe avanzare la richiesta di avere un ruolo pro-attivo sulla scelta e valutazione dell’operato delle soprintendenze. Più in generale la Regione potrebbe richiedere l’attribuzione anche in via di delega di tutta una serie di funzioni amministrative paesaggistico-ambientali, fermo restando il potere sostitutivo e di vigilanza dello Stato. Con l’acquisizione delle competenze richieste si otterrebbe una razionalizzazione degli interventi di tutela, valorizzazione e gestione dei beni culturali regionali derivante dalla riconduzione ad unità dell’azione amministrativa. Questo consentirebbe la salvaguardia e la conservazione del bene, grazie anche alla correlazione della prassi operativa con la ricerca sviluppata da università, imprese e istituti culturali in Umbria; la conoscenza, il godimento e la fruizione pubblica del bene, lo sviluppo di nuove tecnologie e metodologie e il raccordo con le filiere produttive; il potenziamento delle attività di tutela attraverso attività di valorizzazione. Si richiedono, inoltre, l’acquisizione della titolarità o della gestione dei beni culturali statali presenti sul territorio regionale (musei, biblioteche, archivi, aree archeologiche, complessi monumentali), al fine di superare l’attuale gestione accentrata ritenuta non più compatibile con un efficiente assetto delle competenze e con una adeguata allocazione di risorse finanziarie che occorre fiscalizzare, ivi compreso il Fondo unico per lo spettacolo. Il medesimo risultato potrebbe essere rafforzato mediante il conseguimento dell’autonomia anche nel campo dell’urbanistica e dell’edilizia.

La “leva del sapere”. Il sistema della formazione/istruzione è una vera e propria eccellenza umbra. L’Umbria è prima in diverse classifiche: miglior percentuale di accoglienza dei bambini nei servizi educativi da 0 – 3 anni; miglior Istituto tecnico superiore (Its); migliore ateneo (tra quelli medio-grandi). L’Umbria potrebbe ottenere più autonomia in modo che l’istruzione, il sapere, sia messa a leva per lo sviluppo della regione e per offrire opportunità di crescita sociale, economica e spirituale dei giovani. Il modello da prendere come riferimento è quello dell’ITS, uno straordinario esempio di come la sinergia tra pubblico e privato consenta il miglioramento effettivo del sistema formativo a servizio dello sviluppo. In questo quadro la maggiore autonomia deve riguardare: gli strumenti, anche normativi, atti a realizzare un sistema unitario di Istruzione tecnica e professionale e di Istruzione e Formazione professionale (IeFP) oggi troppo frammentato; l’attribuzione alla Regione delle risorse necessarie a garantire il diritto dei giovani di scegliere se assolvere il diritto-dovere all’istruzione e formazione nel “sistema di istruzione” (di competenza statale) o nel “sistema di istruzione e formazione professionale”. Inoltre la competenza legislativa, nel rispetto dell’autonomia delle istituzioni universitarie, in relazione alle connessioni tra il sistema universitario e il sistema produttivo regionale con l’obiettivo e di realizzare percorsi di formazione terziaria di tipo universitario in grado di rispondere al bisogno di competenze del mondo del lavoro, accrescendo l’occupabilità dei giovani. Non ultima la priorità di sicurezza dei luoghi dove si svolge la formazione sia dal punto di vista strutturale che tecnologico.

La salute. L’Umbria, nel campo della salute, da diversi anni è inserita stabilmente tre le regioni benchmark ed ha i conti a posto. Questo consente di rivendicare maggiori spazi di autonomia legislativa ed amministrativa, tra i quali: flessibilità nella gestione dei capitoli di spesa, eliminando il regime vincolistico: limitatamente agli aspetti di gestione delle risorse destinate al territorio regionale, e nel rispetto dei vincoli complessivi di finanza pubblica e di erogazione dei Livelli essenziali di assistenza (LEA), nonché nel rispetto dell’unitarietà del contratto collettivo nazionale di lavoro, si chiede la possibilità di rendere più flessibile la capacità di gestione dei vari capitoli di spesa non prevedendo vincoli specifici sulle singole macro voci.; autonomia nel sistema di governance delle Aziende sanitarie; autonomia nella gestione del sistema di compartecipazione (ticket) nel rispetto dell’equilibrio del Servizio sanitario regionale.

Protezione civile, prevenzione sismica e rigenerazione urbana. Anche nel campo della protezione civile e ricostruzione l’Umbria costituisce un punto di riferimento inequivoco per le soluzioni avanzate già sperimentate dopo gli eventi del 1997. Molto spesso, tuttavia, il modello ha trovato delle resistenze nella legislazione nazionale che introduce norme di cautela uniformi su tutto il territorio nazionale. L’Umbria, peraltro, ha dimostrato di avere un patrimonio di conoscenze e di esperienze che possono consentirle di gestire il tema con una più ampia autonomia. Il modello umbro consente, pertanto, di chiedere maggiore autonomia legislativa ed amministrativa per il potenziamento del sistema regionale di protezione civile e strumenti di finanziamento adeguati anche con la costituzione di appositi Fondi regionali; nonché formazione degli operatori di protezione civile, in particolare rispetto alla determinazione dei percorsi formativi, alle figure professionali, al riconoscimento, all’individuazione degli enti erogatori, ai sistemi di credito e all’individuazione dei docenti; autonomia legislativa nel campo della prevenzione sismica, implementando il modello umbro; potenziamento della normativa e dei finanziamenti in materia di ricostruzione e rigenerazione urbana; definizione d’intesa con lo Stato di azioni e strumenti integrati e multidisciplinari finalizzati ad attivare processi di rigenerazione urbana. Sulla base dell’esperienza maturata con la gestione della fase post terremoto la Regione Umbria chiede l’attribuzione della competenza a disciplinare contenuti e condizioni per l’individuazione degli interventi edilizi e delle opere privi di rilevanza per la pubblica incolumità ai fini sismici. Un’ulteriore aspetto nel governo della materia è il coinvolgimento dei comuni nella fase di pianificazione dell’emergenza. In tale ottica si chiede l’attribuzione del potere di ordinanza del Presidente della Giunta regionale, per eventi calamitosi di livello regionale, per consentire maggiore tempestività ed autonomia gestionale delle risorse regionali per gli interventi di ripristino post-emergenza.
In materia di Governo del territorio, la Regione Umbria chiede: l’acquisizione di competenze legislative e amministrative volte a superare la frammentazione amministrativa per la disciplina dei procedimenti in materia di edilizia, infrastrutture impianti produttivi, con l’obiettivo di incrementare l’attrattività del sistema territoriale; la qualificazione del sistema delle infrastrutture ferroviarie e completamento della rete viaria principale a supporto del sistema produttivo, per un’elevata qualità dello sviluppo. La richiesta di attribuzione alla Regione di autonomia (in riferimento agli interventi edilizi) è anche in questo caso finalizzata alla semplificazione amministrativa nell’intento di agevolare cittadini, imprese e amministrazioni. In particolare, con riferimento alla “tutela dell’ambiente”, la Regione Umbria si allinea a quanto già richiesto dalla Regione Emilia Romagna per il riconoscimento della potestà legislativa in materia di ambiente; di tutela dell’ambiente e di sicurezza territoriale; il riconoscimento di strumenti gestionali finalizzati a conseguire elevati livelli di tutela ambientale con particolare riferimento ai fenomeni di dissesto e inquinamento del territorio, di gestione delle acque per l’adattamento ai cambiamenti climatici.

Oltre a queste macro materie, si richiedono maggiori spazi di autonomia, e soprattutto di risorse, sulla politica delle infrastrutture e dei trasporti, in modo da superare lo storico ed endemico gap infrastrutturale della Regione Umbria. Si ritiene inoltre di indicare ulteriori competenze (come anche richiesto da altre regioni) in materia di: “Coordinamento della finanza pubblica” di “Governance istituzionale” e di “Partecipazione alla formazione e all’attuazione del diritto dell’unione europea”