La politica inizia dove finisce la violenza, ma chi vuol tornare al passato?

Ponte Felcino

POLE POLITIK di MARCO BRUNACCI | I fatti di Ponte Felcino e la tentazione di ricominciare le discussioni del secolo scorso. Meno idee si hanno e più si cercano vantaggi nella spirale della violenza

di Marco Brunacci

PERUGIA – Una giornata grigia come possono essere grigie le giornate politiche di una campagna elettorale che si muove tra la diffidenza della gente, con la politica mai così in basso nella considerazione degli elettori, e con tanti elettori mai così convinti di non volersi recare alle urne. Improvvisamente la notizia di coltellate a Ponte Felcino. La giornata si anima e termina con una manifestazione del presidio antifascista nel centro storico di Perugia.

Le versioni della vicenda di Ponte Felcino le riassumiamo in altra parte del nostro City Journal. L’unica cosa che qui ricordiamo è che non collimano le versioni i tempi e i modi, secondo coloro che erano in quel posto lì a quell’ora. Si aggiunge che il gruppo più numeroso presente sul posto ha richiamato l’attenzione degli inquirenti sulle telecamere di sorveglianza in funzione, per meglio poter ricostruire i fatti.

Detto questo, è indispensabile passare alle considerazioni. Siamo usciti da un secolo reso cupo dal peso di ideologie inadeguate a spiegare la realtà. Siamo usciti da interminabili dibattiti sul colore della violenza, sulla qualità dei pugni e delle bastonate. Fino a vivere le terribili stagioni del terrorismo. È stata utilizzata la violenza come fosse politica, violenza e politica si sono intrecciate, confuse, mentre una volta per tutte, alla fine di un secolo di insopportabili discussioni, è la volta di ripetere quello che è stato più e più volte affermato da menti lucide da sempre e da alcuni rinsaviti: il dibattito politico può iniziare solo quando la violenza è terminata. L’esperienza del parlamento moderno nasce in Inghilterra quando le fazioni in lotta per il potere si convincono che è il caso di porre fine alle stragi infinite e rimettono le spade nel fodero per iniziare il confronto dialettico, aspro quanto si vuole ma fatto di parole. Finisce la violenza e inizia la politica.

Comunque siano andati i fatti di Ponte Felcino il più buio dei presagi è che si voglia tornare a confondere la violenza con la politica. La violenza va condannata e basta e mai più ricominciare le assurde, infinite discussioni sul cazzotto salvifico, sulla santa bastonata. Ci sono le leggi che disciplinano la materia. La violenza sopportata dal codice è quella per legittima difesa e va dimostrata in tribunale. Può usare violenza la forza pubblica solo quando indispensabile e proporzionata. Il resto è un pantano melmoso dal quale si pensava di essere usciti, ma la tentazione di tornarci evidentemente è forte. Meno idee si hanno e più si menano le mani. Meno idee si hanno e più si pensa – assurdamente – di avere dei vantaggi dalla spirale della violenza.