SALUTE! di ROSANNA FELLA | Intervista al chirurgo Elisabetta Pataia del Santa Maria della Misericordia. Dal rimodellamento ai problemi come tunnel carpale e dita a scatto

PERUGIA – «Belli dentro, ma belli anche fuori: miglioriamoci con misura e con la giusta dose di prudenza. La chirurgia plastica non è una disciplina secondaria al concetto di salute».

Sono le parole della dottoressa Elisabetta Pataia, chirurgo plastico, ricostruttivo ed estetico e specialista in chirurgia della mano dell’azienda ospedaliera di Perugia, da trent’anni in prima fila per la salute e il benessere dei suoi pazienti e delle loro mani. All’ospedale Santa Maria della Misericordia la specialista, romana d’origine, mette a disposizione le sue competenze e sottolinea: «La chirurgia plastica nasce con la chirurgia ricostruttiva, che non è l’alter ego nobile della più frivola estetica ma è un tutt’uno al servizio del benessere psicofisico dell’individuo».

È l’Oms, l’Organizzazione mondiale della sanità, che scandisce come «completo benessere fisico, psichico e sociale» il concetto di «salute estetica», da promuovere rispettando criteri di proporzionalità e accuratezza. Dottoressa, qual è lo stato di salute delle mani dei suoi pazienti?
«La mano dell’uomo è lo strumento degli strumenti – così come veniva definito dai classici – che consente di svolgere compiti che i grandi primati non sanno svolgere. La mano è il nostro biglietto da visita, con cui ci relazioniamo con gli altri. Oggi c’è più attenzione all’estetica della mano in riferimento alla sua importante e rivalutata funzione sociale. Le mani poi, più di qualsiasi altra parte del corpo, rivelano la nostra età. È di sicuro un’acquisizione recente la consapevolezza della funzione sociale della mano, con una maggiore attenzione al suo benessere estetico e funzionale. Tuttavia, ho molti casi di pazienti che curano le mani solo dal punto di vista medico; si tratta di mani “sofferenti”, parliamo di persone che hanno svolto nella vita lavori usuranti e manuali».

Quali sono le patologie più frequenti che interessano la mano?
«Innanzitutto bisogna dire che lo specialista che interviene è il chirurgo della mano, perché la chirurgia di questo arto è una disciplina che mischia un po’ la chirurgia plastica e l’ortopedia, dato che nella mano c’è una forte componente ossea. Le patologie più frequenti sono quelle legate all’invecchiamento, all’artrosi e alle cosiddette “ipertrofie fasciali”, cioè il tunnel carpale, le dita a scatto. C’è poca attenzione e prevenzione in questo ambito, molte persone si trascurano e si rivolgono allo specialista solo quando i dolori diventano insopportabili».

Estetica e funzione della mano, qual è il legame?
«Ci piace pensare che l’estetica sia una delle molte funzioni della mano e assolutamente che non sia una disciplina secondaria. Oggi si gode di un livello di benessere elevato, pensiamo all’estetica come una funzione che ci consente di stare bene con noi stessi e con gli altri. Il che non significa apparire a 70 anni come quando se ne aveva 20. Una volta il concetto di salute consisteva nel non essere malati, oggi invece il concetto di salute significa stare bene. Non bisogna vergognarsi di essere belli o brutti, che poi sono concetti relativi; diciamo che ‘il bello’ è sentirsi al meglio di se stessi, sentirsi soddisfatti e quindi a nostro agio nelle diverse relazioni. Ed è proprio in tale prospettiva che la qualità della vita combacia con il migliorarsi sotto l’aspetto esteriore e funzionale».

Cosa è cambiato nell’approccio culturale a questo tipo di medicina a livello sociale?
«L’approccio rispetto al passato è cambiato in maniera radicale, perché è cambiato il concetto di benessere. In una scarsa fascia di gradevolezza estetica si giunge a strutturare situazioni di insufficiente benessere individuale e relazionale, fino al reale disagio psichico. Dunque parlerei di reali esigenze. Poi nel caso specifico di malattie e patologie, l’intervento, ad esempio nei casi di tumore alla mammella, viene considerato ultimato solo con la ricostruzione della stessa, cosa che in passato non avveniva. E questa è una grande conquista».

Tra gli interventi estetici più richiesti, possiamo parlare di esigenze primarie di bellezza?
«Di sicuro tra i trattamenti prettamente estetici più richiesti ci sono botox, filler e la rinoplastica. L’obesità patologica e più in generale il rimodellamento corporeo sono invece trattamenti ospedalieri più frequenti che abbiamo qui al Santa Maria della Misericordia, considerato un centro di eccellenza, così come lo è l’azienda Usl 1 Umbria. Nel caso dell’invecchiamento della pelle, si tratta di interventi non invasivi, non molto costosi e c’è tanta richiesta perché danno un miglioramento psicofisico. La maggior parte delle persone, infatti, desidera solo che il proprio aspetto corrisponda alla propria età anagrafica ed emotiva, non abbiamo casi di ritocchi stranianti e poco gradevoli. L’immobilità rispetto al tempo che passa non è un concetto gradito, anche se molti miei pazienti hanno un atteggiamento ragionevole e mi ripetono sempre di “non voler apparire artefatti”».

Che valutazione bisogna fare prima di accettare la richiesta di un paziente? Valutati i rischi il chirurgo può negare al paziente il trattamento?
«Bisogna partire da un presupposto quando si parla di trattamenti di chirurgia estetica: il paziente non è una persona malata e l’intervento non è mai indispensabile per la sua sopravvivenza. Dunque ne va da sé che è necessario essere molto scrupolosi, anche se posso dire che i miei pazienti hanno tutti una giusta dose di prudenza nelle loro richieste. Il buon chirurgo deve agire seguendo il mantra di ‘meno è meglio’ e soprattutto più facilmente rimediabile, ispirandosi a quella intelligenza estetica che non può mancare in chi fa il nostro mestiere».

Cosa vuol dire chirurgia estetica oggi?
«Nella chirurgia plastica la competenza ricostruttiva e quella estetica devono convivere senza mai essere scisse. Il chirurgo ha prima di tutto l’obbligo di chiedersi come fare per migliorare l’aspetto del suo paziente e il risultato finale “bello e funzionale” è la più grande gratificazione del nostro lavoro. La chirurgia plastica nasce con la chirurgia ricostruttiva, che non è l’alter ego nobile della più frivola estetica: è un tutt’uno di una straordinaria disciplina non al servizio banale dell’immagine estetica, ma al fine del miglioramento del benessere fisico e psichico dell’individuo. Purtroppo, ancora oggi quando si parla di chirurgia estetica si pensa subito ai ritocchi di attrici o persone del mondo dello spettacolo, etichettando la disciplina come qualcosa di banale e di secondario, che serva esclusivamente per un abbellimento o un ringiovanimento. Cosa che invece realmente non è».