[Il male fatto ai bambini è il peggiore di tutti]

un contributo de “Il tarlo”

Mi godevo un po’ di tempo libero in quello che mi ostino a chiamare “il mio giardino” mentre si tratta di una parte di bosco, più scoscesa che pianeggiante nella quale io e madre natura mettiamo in scena da anni il nostro particolare rapporto fatto di rispetto, ma anche di sfida.

Controllavo con attenzione la crescita ed il benessere delle mie piante ed ho cominciato a pensare ad una cosa che mi scava dentro da tempo: al rapporto fra l’adulto autoritario ed il bambino. Il bambino ha, nell’ordine, necessità, tempo e voglia di imparare; ciascuno di questi termini a sua volta può essere ricondotto ad una serie infinita di altri termini, infinita per quanto sono infiniti i bambini e gli adulti ed i rapporti fra loro. Così scrivere di questo argomento è come giocare con un caleidoscopio, anche qui gli elementi si combinano all’infinito e so bene che aggiungerò solo una goccia nell’acqua del mare, ma la mia è più una lacrima, una delle tante.

La prepotenza, la violenza, l’arroganza, la cattiveria… mi fanno stare male, ma quando la vittima è un bambino non riesco a metabolizzare, mi costringo a pensare ad altro per non soffrirne troppo. Sono certa di essere, per questo, in buona compagnia, è il motivo per cui scrivo, ma vorrei sollecitare l’attenzione sugli aspetti meno evidenti del problema, perché Il male che dobbiamo temere di più è quello del quale non ci rendiamo conto, immersi come siamo nella cultura di appartenenza. Un adulto che perde la pazienza e ritiene di avere il diritto di procurare dolore ad un bambino, o anche semplicemente di mortificarlo in pubblico, nella migliore delle circostanze, è oggetto della curiosità quando non del dissenso di chi lo circonda, eppure non è così lontano il tempo in cui avevano un buon seguito di attenti lettori i manuali redatti per descrivere le pene corporali da infliggere in caso di necessità, per avere migliori risultati educativi.

Non è così lontano il tempo in cui non pochi adulti, in famiglia, nelle scuole, nei collegi… esigevano scuse formali e manifestazioni di autentico pentimento dal bambino che aveva sbagliato o che era in difficoltà a fare quanto richiestogli. L’ adulto voleva che il bambino gli chiedesse perdono soprattutto quando la mancanza o l’errore lo avevano “costretto” a punirlo con botte più o meno da orbi, è terrificante ma da alcuni era richiesto anche un bacio sulla guancia per suggellare la pace. È proprio il caso di pensare che l’adulto perdonava dopo aver punito severamente, dimostrando di non possedere il senso stesso del perdono.

Il punto è che mi chiedo se possiamo davvero parlare di questo come di qualcosa che non ci riguarda più. Gli educatori di oggi non sono tutti autorevoli, sussiste qualche buona scivolata nella direzione dell’abuso e gli “incidenti” sono sempre oggetto di pubblico dissenso, ma cosa si fa per prevenirli?

Qui il tarlo mi sollecita a pensare che il male fatto ai bambini è il peggiore fra tutti perché è un seme che gli crescerà dentro e che solo in alcuni rarissimi casi non sarà un cancro.