POLE POLITIK di MARCO BRUNACCI | Sono 141mila quelle che dicono di aver peggiorato la loro condizione economica, 38mila quelle che «è molto peggiorata». E c’è anche il calo degli abitanti, siamo scesi a 884.200 (meno 4.700)

PERUGIA – Prima di tutto, in una campagna elettorale difficile e importante come questa, bisogna dire la verità. Non è questione di destra o di sinistra o di strumentalizzazioni, se si dice quel che è successo tutti si possono impegnare fin da subito a correre ai ripari. Allora, ecco qui.

Indicazione numero uno: l‘Istat ha ufficializzato il calo demografico dell’Umbria. Nel 2017 sono stati persi – dice Istat – 4.700 abitanti. Non questo solo preoccupa ma il numero successivo: il calo a livello nazionale è del 1,6 per mille abitanti, mentre in Umbria è pari al 5,3 per mille. Qui il calo delle nascite è un precipizio (oltre il 2% a livello nazionale) perché va anche detto che continuano ad arrivare immigrati. Via con la spiegazione di qualunque sociologo di terza fila: qui manca fiducia nel futuro, non c’è speranza del domani.

Non è tutto qui, ecco che arriva l’altro aggiornamento Istat: l’Umbria ha un posto di rilievo nella classifica delle regioni italiane di chi si lamenta e anche tanto. Per la precisione l’Umbria è la quarta regione italiana per percentuale di famiglie che dicono di aver peggiorato la loro condizione economica rispetto al 2016. L’Umbria è anche la terza regione nella classifica per percentuali di famiglie che dichiarano di aver “molto peggiorato” la propria condizione nel corso del 2017. Per essere ancora più precisi: sono 141mila le famiglie che ritengono di aver peggiorato la propria condizione rispetto all’anno precedente, mentre sono 38mila quelle che l’hanno “molto peggiorata”.

In quanti ritengono di aver migliorato il loro standard di vita? Il 5.5% delle famiglie contro il 7.4 della media nazionale e il 6.4 della media del centro Italia. E questo è il dato forse più rilevante. Altro che Italia di mezzo. L’Umbria – da questi numeri – sembra aver decisamente virato verso il sud del Paese come per altro molto segnalati già dicevano in questi ultimi tempi (non è inutile ricordare che uno dei cavalli di battaglia dei Liberi e Uguali in campagna elettorale è il calo del pil pro capite dell’Umbria negli anni post crisi. Solo il Molise ha fatto peggio, ricordano quelli di LeU).

Conclusione, prima di molte altre considerazioni che faremo nei prossimi giorni: l’Umbria che comincia ad aver fondamentali più da regione del sud che del centro ha bisogno di un trattamento non di medici pietosi, come non ha bisogno di improbabili documenti sull’autonomia in cui si esaltano eccellenze di cui solo pochi eletti hanno contezza. Maggioranza e opposizione hanno un bel compito gravoso appena si spegneranno i fari questa burrascosa campagna elettorale. Rifare rotta verso il Centro, ora che lo scivolamento a sud è completato.