Elezioni | Renzi a Perugia: «In Umbria possiamo fare l’en plein»

FOTO e VIDEO | Il segretario Pd: «Squadra fortissima in questa regione». Tutti i candidati tranne Bocci in prima fila

di Daniele Cibruscola

PERUGIA – Comincia con le immagini di Al Pacino nello spogliatoio di Ogni maledetta domenica (lottare per ogni centimetro, mettere insieme quelli conquistati, vittoria collettiva contro sconfitta individuale, eccetera) l’appuntamento di Renzi a Perugia. E prosegue con l’intervento del segretario Pd ripreso, nella sua parte iniziale, nel video qui sopra. Che si interrompe così: «Stiamo andando alle elezioni in un clima, tra i nostri, non dico dì rassegnazione ma…».

Più tardi Renzi spiegherà due cose. La prima, ancora in metafora: «La partita è apertissima, ma dobbiamo tirar fuori le nostre idee senza vergognarcene. Centimetro dopo centimetro. In Umbria abbiamo messo in campo una squadra che può fare en plein». La seconda, decisamente più “politica” e concreta: «Con queste regole il Pd può essere il primo partito e il primo gruppo parlamentare». Difficilmente si avvererà la prima parte di quest’affermazione – a livello nazionale le rilevazioni dicono che i dem sono al 23,8% Index Research, 23,7% Swg, 23% Emg (il più severo) – ma allo stesso tempo la seconda, miracoli del Rosatellum, è un’eventualità possibile. Il Pd può davvero uscire dalle urne come partito col maggior numero di eletti, pur raccogliendo percentuali di consenso inferiori (esempio) al M5s.

Non è una novità ma stupisce sempre. Il primo tema portato sul palco dall’uomo di punta del maggior partito di sinistra è: non lavoro, non diritti, non pensioni. È sicurezza. Con una premessa: «Alcune forze politiche giocano sulla paura della gente, scommettono sulla paura ed è una scommessa redditizia». Quindi la ricetta: «La paura non va sottovalutata. Il Pd su giustizia e lotta alla criminalità chiede serietà, da parte di tutti. Pamela a Macerata e Jessica a Milano sono tragedie. E a me non interessa se in un caso a uccidere è stato un pisher nigeriano e nell’altro un tramviere milanese. Voglio che entrambi restino a vita in carcere. E non voglio che certi eventi vengano strumentalizzati. Restiamo umani».

Renzi continua. Racconta quanto fatto dal suo governo e dal governo Gentiloni. Una signora, tra la gente, integra sincera la narrazione: «Sicurezza, omicidio stradale: grazie Matteo Renzi, grazie Nadia Ginetti!». Il segretario prosegue. L’argomento stavolta è l’euro. I diversi punti di vista sulla moneta unica e poi, a partire da questo, le posizioni degli avversari. «Ci sono forze pro euro, noi, ci sono i “No euro”, il Movimento 5 stelle, e ci sono i “Boh euro”, la coalizione Lega-Berlusconi. Ve lo immaginate – fa Renzi – un elettore di Forza Itala che col suo voto appoggia un antieuro? Boh. Però è così». Poi gli avversari, appunto. Il primo competitor del Pd, legge elettorale alla mano, è il M5s: «Dicono che noi abbiano candidati impresentabili, ma noi dei nostri candidati mica ci vergognamo, come invece si vergognae il Movimento che candida l’amico della “capocciata” di Ostia».

Tutti in prima fila candidati e relativi supporter, ma Bocci non si trova. Forse è fuori, oppure si è mimetizzato col folto pubblico presente in sala. Sullo sfondo passa una foto del Salvini candidato consigliere comunale a Milano (2001), intento a chiedere voti in una moschea. Poi un video di Berlusconi che nel 2011 invitava i tunisini a venire in Italia. «Berlusconi è un gatto con 12 vite. Anzi, è un gatto alla seconda». La campagna elettorale entra finalmente nel vivo: «La prima misura che voglio mettere a bilancio? Stanziare almeno 80 euro (sì, 80, lo ha detto davvero, ndr) per ogni figlio per ogni mese fino ai 18 anni».