Consigli per le coppie che vogliono un figlio? Epicoco: «Fateli da giovani»

Giorgio Epicoco
Giorgio Epicoco

SALUTE! di ROSANNA FELLA | «Il primo deve essere il “noi”». Tra crisi, lavoro, età, statistiche ed eccellenza: parola al direttore di Ostetricia e Ginecologia del Santa Maria della Misericordia di Perugia

di Rosanna Fella

PERUGIA – È del direttore della Ostetricia e Ginecologia di Perugia l’invito a diventare genitori quando è il tempo giusto. Giorgio Epicoco, in 35 anni di servizio ha fatto nascere circa 7000 bambini o, come specifica lui «ha contribuito alla nascita». «Ai nastri di partenza, subito dopo il parto, siamo tutti straordinari e potenzialmente uguali – aggiunge – dal più piccolo che pesa 500 grammi a chi magari arriva a 5 chili, sarà poi la vita ad offrirci opportunità e strade da seguire».

Anni fa la gravidanza era focalizzata intorno al momento della nascita del bambino, oggi si può parlare di una “nuova gravidanza” tutta concentrata sulla madre e le mille scelte da fare?
«Oggi il concetto di gravidanza è totalmente cambiato, perché è rapportato a tempi assai diversi: c’è tanta informazione ma anche disinformazione e nel contempo, seppure la scelta di avere un figlio sia più consapevole rispetto al passato, ci si affida troppo ai medici. In tal senso mi piace ribadire che la nostra missione è quella di mettere le gestanti in condizione di fare delle scelte giuste, fornendo loro un’informazione corretta per ottenere un consenso valido. Sono tante le donne che arrivano alla mia osservazione con un’autodiagnosi, magari appresa da fonti lette qua e là su Internet. Così come molte tendono ad affidarsi completamente chiedendo cosa fare, quali accertamenti, anche invasivi, o quante ecografie eseguire. Le nuove gravidanze includono poi tutta una serie di altre scelte: il compagno giusto, quando avere il primo o il secondo figlio, cercare di concepire il mese giusto perché il bimbo nasca alla data desiderata».

È notizia di qualche giorno fa che il Punto nascita di Perugia è tra le eccellenze italiane per il trattamento delle emorragie ostetriche, nello specifico che segnale è per chi decide di partorire al Santa Maria della Misericordia?
«La prima causa di morte direttamente correlata al parto in Italia è l’emorragia ostetrica. Nel 2018 con tutti i traguardi raggiunti dalla scienza e dalla medicina sembrerebbe impensabile morire di parto e invece è sicuramente un fatto non azzerabile, ma, altrettanto sicuramente, riducibile. Così come avviene nell’ospedale di Perugia – il protocollo attuativo multidisciplinare viene applicato dal 2007 – tra le poche realtà che prevedono la presenza di una equipe di radiologia interventistica, direttamente in sala operatoria. E qui mi preme ringraziare la direzione aziendale che ha continuato a credere in questo protocollo, investendo anche importanti risorse. In Italia sono appena 20 gli ospedali che prevedono percorsi specifici per affrontare una patologia tra le più insidiose e comunque la più frequente causa di morte materna».

Tra lo scegliere il parto naturale o il parto cesareo, quali considerazioni si possono fare?
«Negli ultimi 4 anni a Perugia abbiamo ottenuto una riduzione di circa 10 punti percentuali di parti cesarei. Certamente si può fare ancora meglio, ma intanto la migliore informazione e la sensibilizzazione verso la delicata scelta del parto naturale hanno permesso di raggiungere ottimi risultati. Basti pensare che nel 2017 i tagli cesarei sono stati il 25,9% del totale, con un’ulteriore riduzione di 3 punti percentuali rispetto all’anno precedente (28,9%), in particolare si sono ridotti i cesarei primari. Altro dato interessante riguarda i parti naturali dopo il primo cesareo: al Santa Maria della Misericordia rappresentano il 35% del totale, la media nazionale è al 10%. A Perugia abbiamo cercato di aumentare i travagli fisiologici per ridurre appunto i cesarei. Dunque il mio appello qual è? È necessaria una inversione di marcia, una presa di coscienza delle future mamme ancora poco convinte delle proprie potenzialità nell’affrontare il parto. Il parto cesareo non è una modalità alternativa di parto, è un intervento chirurgico da eseguire nei casi di reale necessità e che potrebbe avere complicanze maggiori, in particolare nelle gravidanze successive. D’altronde se madre natura ci ha fatto questo dono, perché non partorire in modo naturale?».

Il dottor Giorgio Epicoco in sala operatoria
Il dottor Giorgio Epicoco in sala operatoria

Qual è il momento giusto per dare alla luce un bambino? E quali i falsi miti da abbattere?
«Su circa 2000 parti all’anno, all’ospedale di Perugia l’età media delle donne è di circa 34 anni. Un’età che purtroppo aumenta sempre più, ed è sicuro che dopo i 35 anni le complicazioni, statisticamente, aumentano, di conseguenza sarebbe meglio anticipare i tempi. I falsi miti sul parto sono ancora tanti, come ad esempio: partorire naturalmente dopo un taglio cesareo non è possibile oppure che le donne incinte devono mangiare per due; ed ancora: allattare provoca problemi alla vista ed infine che l’amniocentesi permette di stabilire se il figlio sarà sano. Vorrei poi sfatare un altro mito: si partorisce in due, ma alcune donne lo dimenticano. Troppo spesso sento dire “mio“ figlio e non “nostro“ figlio, a mio parere c’è una visione sbagliata, perché i genitori sono due. A queste mamme e a questi papà il mio invito è che il primo figlio che va creato è il noi, quel noi come unità di coppia e di intenti».

Crisi e lavoro, quanto incidono sulla scelta di avere un figlio?
«Le dinamiche riproduttive hanno una stretta connessione con l’economia, questo è indubbio. In un’Italia che fa sempre meno figli, un po’ ci siamo assuefatti all’idea. Ci diciamo che è colpa della crisi, della carriera, della mancanza di servizi, della conciliazione impossibile tra casa e lavoro. Tutto giusto. Ma è davvero tutto? Bisognerebbe ritornare all’origine: penso che la realizzazione personale dovrebbe trovare una collocazione più giusta o diversa, meno scalate professionali e più concentrazione sul noi di coppia. D’altronde l’uomo è un animale sociale, che tende per natura ad aggregarsi con altri individui, il suo destino, pena l’estinzione, è la riproduzione, perpetuare la specie permette anche il miglioramento».

Da poco è stato attivato a Perugia un percorso di gravidanze a basso rischio, in cosa consiste?
«La struttura di Ostetricia e Ginecologia dell’ospedale di Perugia ha messo a punto un percorso assistenziale per gravidanze a “basso rischio”. L’obiettivo è di garantire alle donne che hanno avuto un decorso “fisiologico” della gravidanza un’assistenza esclusivamente ostetrica, per ridurre al minimo indispensabile la cosiddetta medicalizzazione del parto. All’arrivo in ospedale il medico controllerà che la gravidanza sia effettivamente a basso rischio e la paziente sarà seguita esclusivamente dal servizio delle ostetriche e solo in caso di anomalie rilevate durante il travaglio, si ricorrerà all’intervento di uno specialista, che in quel caso potrà decidere di assumere personalmente la conduzione del caso».