Comunità per minori, l’Umbria volta pagina

Luca Barberini, assessore regionale alla Salute Umbria
Luca Barberini, assessore regionale alla Salute Umbria

POLE POLITIK di MARCO BRUNACCI | Stop incertezze, più qualità, nessuna possibilità per furbi e furbetti, spazio per educatori e medici. E basta pagare lo stesso servizio in modo diverso. L’assessore Barberini vara il nuovo regolamento

di Marco Brunacci

PERUGIA – Il tema è complicato, non si adatta a essere trattato con superficialità e va a finire nei dibattiti tv solo dopo le tragedie. Le amministrazioni regionali devono dare norme certe per le «modalità di accoglienza dei minori in difficoltà fuori dal contesto familiare».

Lo abbiamo detto preciso per aggiungere subito che mai come in questo caso la politica deve mettersi una mano sulla coscienza ed essere all’altezza del compito. Perché qui si tratta di venire incontro a un bisogno reale e complesso della società di oggi, con ragazzi che scappano, ragazzi che hanno problemi di ogni tipo, che devono essere assistiti in strutture idonee le quali sono chiamate a far fronte a vicende personali e familiari molto difficili. Qui si è chiamati a fare il bene, ma bisogna anche a farlo bene. E non è un gioco di parole.

La strada imboccata dall’Umbria, con l’iniziativa di revisione del regolamento accompagnata da una riflessione profonda su tutta la materia dopo le oscure vicende del passato, è da tenere in grande considerazione. L’assessore al welfare Luca Barberini si è impegnato su alcuni punti che possono essere una svolta in questa materia.
Intanto: l’idea di mettere insieme tutti coloro che hanno esperienza nel settore e chiedere opinioni e suggerimenti è un buon approccio. Poi l’impegno a porre fine alle tante incertezze, che sono sempre brodo di coltura di furbi e furbetti, è quanto mai lodevole. Se si riuscirà a innalzare – come annunciato – il livello qualitativo e quantitativo del servizio è per ora una promessa da verificare, ma si parte da una buona base.
Il nodo comunque sta nell’obiettivo che l’assessore Barberini spiega così: Per fare bene questo vengono individuate nuove tipologie di servizi, ma si fa anche (e finalmente) una fondamentale distinzione tra le funzioni socio-educative (per le quali servono – come chiaro – bravi e sensibili educatori) e quelle sociosanitarie (qui devono entrare in campo medici selezionati e preparati) introducendo, per la prima volta, due tipologie di strutture sociosanitarie residenziali per minori fuori dalla famiglia: una “a bassa” e una “a media” intensità terapeutico-riabilitativa. E poi: sempre multidisciplinarietà nell’approccio al ragazzo e personalizzazione dell’intervento.

Le brutte esperienze del passato in Umbria, le notizie di tragedie che arrivano da questo o quel posto in Italia hanno aiutato a fare un regolamento che ha le caratteristiche per essere di svolta. E finalmente si tira fuori anche dal cassetto la scabrosa questione delle rette che saranno pagato dal pubblico alle diverse comunità di accoglienza. In una parola: basta pagare lo stesso servizio in maniera diversa, 100 a uno e 20 a un altro, come è successo, in queste proporzioni, nel passato.
Ok, non sarà un tema popolare e arriva in tv solo quando si precipita nella cronaca nera, ma questo è uno dei banchi di prova più veri e seri delle amministrazioni pubbliche. Fare il bene e farlo bene. Allora: forza assessore Barberini, la strada è giusta ma garantisca massimo impegno per cogliere tutti gli obiettivi.