Cgil contro Perugina, mentre arriva Amazon

POLE POLITIK di MARCO BRUNACCI | La deindustrializzazione dell’Umbria continua, il terziario è la stampella dell’economia, ma il sindacato fatica a inquadrare bene quale è la sfida e posta in palio

di Marco Brunacci

PERUGIA – La Cgil provinciale di Perugia, a più livelli, si è riunita per affrontare il tema della cosiddetta “filiera di sito”. Per dirla semplice: diversi lavoratori che fanno riferimento in maniera diversa a unico sito produttivo. La Cgil segnala che spesso, in queste situazioni, ci si trova ad avere lavoratori di serie A e lavoratori di serie B nello stesso contesto. E la Cgil vuol dare subito un taglio a tutto questo affermando che «ogni posto di lavoro è importante nello stesso modo». Poi ecco il passaggio dal generale al particolare. Il caso più visibile – spiega Cgil – è quello nel gruppo Nestlè Perugina. Addirittura, secondo Cgil, la direzione aziendale punta a mettere gli uni lavoratori contro gli altri. La Cgil proclama che difenderà «ogni posto di lavoro nello stesso modo».

Messa così non è difficile dare tutte le ragioni del mondo alla Cgil. Ma un paio di riflessioni sono necessarie: la vertenza Perugina è stata complessa, è terminata come è terminata (salvando una quantità inattesa di posti di lavoro) per l’impegno del sindacato, l’intervento di tutte le istituzioni e la grande disponibilità della direzione aziendale italiana che per lo stabilimento Perugina, in questi anni, ha dimostrato di avere una sana passione, per buona sorte dell’Umbria e dei suoi lavoratori.

Il sindacato è il primo a sapere che per salvare tanti posti di lavoro in più di una vertenza bisogna sacrificarne qualcuno. Ma il sindacato umbro deve sapere che la vera sfida non è per questo o quel posto di lavoro, ma perché in Umbria torni conveniente investire e produrre, e quindi si fermi la deindustrializzazione (la fuga, la chiusura, il disimpegno di tanta e troppe aziende) del tessuto produttivo umbro. Questo è il vero allarme. La vicenda Perugina è stato solo il primo banco di prova, la dimostrazione evidente che il male c’è ed è profondo.

Si può fare bella figura con un’affermazione da comizio, ma si perdono per strada posti di lavoro veri se non si ritrova la via per far investire chi può, per fermare chi vuole andarsene, per incentivare chi intende resistere. L’economia umbra è sempre più terziario. Un grande centro di smistamento merci. E’ stato confermato che Amazon ha scelto Bastia per il suo sito. Con gli ipermercati e i Decathlon vari si può trovare un po’ di sollievo, ma senza il supporto dell’industria nessuna economia prospera.

La deindustrializzazione dell’Umbria e di Perugia in particolare – lo hanno segnalato a più riprese studiosi e protagonisti dei fenomeni economici umbri – è il banco di prova del sindacato. Non solo del sindacato, ma molto anche del sindacato. Il cammino è lungo e pieno di insidie, portarsi nella bisaccia niente frasi da comizio, ma molti strumenti nuovi di comprensione della realtà.