[Caparezza a Perugia: lo show dell’uomo “venuto dalla luna”]

un contributo di Gabri El Prince Ripa

L’applauso scrosciante di tutto il pubblico per Caparezza, nome d’arte di Michele Salvemini, e tutta la sua troupe è una bellissima immagine tra le tante che possono riassumere la grande serata di ieri. Il 26 febbraio va in scena l’ultima tappa del mega tour che porta in giro per l’Italia “Prisoner 709”, ultimo disco di Caparezza. Un Palevangelisti pieno di gente, che nonostante le intemperie ha rispettato le aspettative del sold out, che ha cantato e ballato, o pogato come è più giusto in questo caso, per due ore e mezzo. Un concerto in grado di uscire dalla pura musica, che ha portato in scena un vero e proprio spettacolo quasi teatrale, tra esibizioni di ballerini, costumi e scenografie studiate minuziosamente.

Il concerto, iniziato precisamente alle 9, ha portato in scena nell’apertura una perfetta rappresentazione dell’idea dietro il concept album: dei prigionieri scortati da delle losche figure, con una chiave al posto di un’arma a fuoco qualunque, per rappresentare come il vero problema della società sono le varie prigionie che la società ci impone e in cui noi ci troviamo a vivere. Lo show è andato avanti con Caparezza che, come sacerdote del “confusianesimo”, indossava una veste con raffigurati i simboli di varie religioni, e con la raffigurazione della lavatrice come nuovo credo religioso, rappresentante il progresso della società. Si è visto ,nel brano successivo, Michele in piedi su una chiave d’oro alata, alzarsi in aria sulle note di “Una chiave”.

Il pubblico ha accolto a gran voce la scenografia di “Ti fa star bene” dove grosse palle sono state fatte girare tra il pubblico e sono stati lanciati dei nastri bianchi che hanno reso bellissimo anche l’effetto visivo. Canzone più particolare quella per l’acufene, suo compagno ormai dal 2015, a cui ha dedicato un intro in cui chiedeva di lasciarlo stare e parlando degli altri artisti che sono stati perseguitati da esso. Nel passaggio al nuovo album si è uscito dalla prigione in cui ci si è abituati a vivere, o almeno si è provato a scappare dai probelmi di tutti i giorni. Caparezza ha accompagnato il pubblico in un mega viaggio tra Titanic, Puglia, il suo corpo, i campi di grano di Van Gongh e la Luna, intervallando tra una canzone e l’altra vari monologhi e discorsi con l’altro cantante. Anche nel ritorno al “vecchio” Caparezza, da “Fuori dal tunnel”, la canzone con cui sono cresciuti la maggior parte dei suoi fan, agli altri grandissimi classici, il pubblico è andato in visibilio. Si sono visti momenti di grande esaltazione e divertimento, come in “Vieni a ballare in Puglia” , ma anche il ritorno dell’ondeggiare degli accendini che, insieme alle torce dei telefoni, hanno accompagnato il racconto di “Chinatown”.

Molto bello il discorso fatto per introdurre “Mica Van Gogh”, dove ha voluto spiegare l’importanza del suo rapporto con questo artista e dove ha voluto ridare valore ad un uomo che a lungo è stato considerato fuori di senno, per i suoi ragionamenti e le sue azioni, fatte in un periodo dove nessuno era in grado di comprenderle. Durante l’esibizione di questo brano, si comprende che anche le creature losche presenti all’inizio del concerto sul palco, sono in realtà quei corvi che, come perseguitavano Van Gogh, lo fanno con ognuno di noi. Anche se Caparezza ha fatto abiura di sè(il brano “Abiura di me”, ndr) nessuno dimenticherà, una volta “Fuori dal tunnel del divertimento” di quella serata lo show dell’uomo venuto dalla Luna (“Vengo dalla Luna”,ndr).