POLE POLITIK di MARCO BRUNACCI | Infermieri nelle famiglie con possibili nuove assunzioni, Aggregazioni funzionali territoriali (Aft) e guerra senza quartiere alla burocrazia sanitaria borbonica

PERUGIA – Ma è sicuro che nelle famiglie umbre arriveranno gli infermieri come diceva ieri City Journal?
«Sicuro, se necessario ne prendiamo altri oltre a quelli che ci sono».
Nuove assunzioni?
«Verifichiamo. Se necessario si fa. La sanità ha bisogno di un ulteriore salto di qualità. L’Umbria non sembra pronta, come dice lei, per cambiare tutto in una volta? Lo faremo un passo dietro l’altro. Ma abbiamo già cominciato e posso dimostrarlo».
Ecco qua Luca Barberini, il boy scout mannaro, come politico poco politico, al momento assessore alla sanità il più delle volte non in linea con i diktat della vecchia burocrazia borbonica che vuol comandare in Regione, che è pronto per quella che vogliamo chiamare rivoluzione gentile, il nudging degli americani. Piccoli passi, ma determinati e in una direzione precisa.
Sanità 2018, ecco la rivoluzione gentile di BarberiniAllora, assessore, con gli infermieri riuscirà a farcela nonostante tutto lo scetticismo dei suoi direttori generali?
«L’ho detto. Lo facciamo. Cominciamo a febbraio? Ci provo. Infermieri a domicilio per il bene dei pazienti e quello degli ospedali. Ma non saranno solo gli infermieri a girare».
Chi altro?
«I medici, inclusi illustri primari, lavoreranno nelle varie strutture ospedaliere della Regione. Questo intendo quando dico: sanità ripensata intorno alle esigenze del cittadino e non dell’operatore sanitario. Le sembra poco?»
No è tanto, ma il problema è se lei ci riesce. Dica i suoi risultati migliori.
«Vado a memoria: le sembra poco la riduzione dei laboratori, con le analisi più delicate che vengono accorpate e basta con le 14 strutture di adesso?»
E se la sindaca di Assisi si imbroncia e protesta?
«Vorrà dire che le ricorderò che i numeri dell’Umbria impongono un cambiamento di rotta deciso. Nella specifica materia siamo peggio della Sicilia, capito?»
Altri successi?
«Il regolamento delle autorizzazioni delle strutture sanitarie è stato semplificato al massimo. Se si autorizza una clinica sarà diverso rispetto a un dentista, ma passa l’idea che si va veloci e c’è un rapporto di fiducia con i medici. Poi: il regolamento delle comunità che seguono i minori. Stop far west, stop casi Piccolo Carro, stop differenze di retta da 100 a 420 euro al giorno. Tutto chiaro e trasparente. E ancora: accordo con le farmacie perché non vendano solo farmaci ma collaborino negli screening».
Vogliamo parlare delle tremende Aft, aggregazioni funzionali territoriali?
«Non sono tremende, sono una parte del futuro della sanità. Medici di medicina generale si mettono insieme per davvero, realizzano gruppi operativi e sgravano di lavoro impropri i Pronto soccorso e gli ospedali in generale».
Ma si comincia davvero?
«Sì, tutto deciso. Nei festivi si va dal medico generale o dalla guardia medica per quelli che diventerebbero codici bianchi in ospedale. Tutti collaborano per l’efficienza sanitaria sul territorio».
Non ha parlato di eccellenze in sanità. Non ci sono più in Umbria, magari per colpa dell’Università?
«Questo è un problema a parte, che va affrontato con il tempo e lo spazio necessario. Posso dire che stiamo razionalizzando sul serio la rete ospedaliera. Si risparmia ma senza danni per il cittadino paziente. Si può fare e lo facciamo. Così liberiamo risorse. E troveremo il modo serio di investire in eccellenza. Ma non faremo inchini a Moloch in cui non crediamo. L’Università deve collaborare per davvero».
Del Fascicolo sanitario elettronico e del cambiamento radicale con il numero unico dell’emergenza (112) abbiamo detto ieri, ma possibile che non si riesca a fare una sola Asl e una unica Azienda ospedale perché la burocrazia sanitaria è pronta a duelli all’ultimo sangue per qualche soldo e qualche qualifica in più?
L’assessore Barberini è già lontano. La rivoluzione gentile si farà? Pronti a verificare, passo dopo passo.