SALUTE! di ROSANNA FELLA | Intervista alla psicologa e scrittrice Clarisse Schiller, da 30 anni in Umbria, tra social, lavoro e voglia di riscatto. «L’intelligenza è unisex»

Donne dipendenti e maschi che non vogliono diventare uomini. A parlarne è Clarisse Schiller, psicologa e scrittrice, un’esperta che le donne le conosce e le ascolta da tre decenni, impegnata in Italia e all’estero nella formazione e nella consulenza individuale e aziendale. Fino ai 18 anni ha vissuto in Svezia e da oltre trenta vive in Umbria: la Schiller parla tanto di donne ma anche di uomini e di maschi, parla di dominazione del maschile durata tremila anni e invita le donne a “svegliarsi”, a muoversi.

Dottoressa Schiller, qual è l’identikit di questa nuova donna? Una donna che deve piacere a tutti i costi a tutti o che deve piacere a se stessa? Una donna che si trova in un momento critico di trasformazione della società e dunque anche della figura femminile, che ancora crede e si affida a speranze e illusioni che alimentano paura e ignoranza, che non le permettono di essere valida “amministratrice” della propria vita.
«L’Umbria è piena di casi di donne senza lavoro, o con lavoretti di poche ore al giorno, dipendenti economicamente dai propri uomini, mariti o fidanzati. È una fotografia dai colori sempre più vividi, che raffigura una donna sola e annoiata, molto spesso con poca voglia o ambizione di diventare competente dal punto di vista professionale, una donna che si accontenta ma solo apparentemente».
Allora come non chiederle la differenza tra maschio e uomo?
«I maschi sono tutti quelli che non si evolvono a diventare uomini, sono dei superficiali. Frustato, infantile e ignorante: queste sono le tre caratteristiche che facilmente  ti faranno scoprire di avere accanto un maschio e non un uomo. Il maschio fa la guerra, l’uomo fa la pace. Il maschio tratta la donna come una serva, l’uomo come una regina. Il maschio ha bisogno di vittime, l’uomo ha bisogno di vincenti. Il maschio cerca il vantaggio, l’uomo cerca ciò che gli piace. E il dato più disarmante è che molto spesso è la donna a scegliere il maschio, a scegliere il proprio boia».

Che cosa può fare o deve fare la donna, quali sono le sue responsabilità? Anche perché la donna – come affermava Maria Montessori – è «la madre che culla sulle sue ginocchia i destini della patria» e se oggi abbiamo più maschi che uomini, una responsabilità femminile è ipotizzabile?
«Nel mio prossimo libro, dal titolo “Le nuove donne”, parlo proprio di questo: di una donna-madre che è la protagonista principale dell’educazione dei propri figli. Etimologicamente il termine educazione deriva dal verbo latino ex-ducere, che significa tirare fuori, è necessario far “venire fuori” i propri figli non di certo inculcando loro i nostri pensieri, le nostre passioni, il nostro credo. Dai 3 ai 6 anni siamo già “programmati” a essere gli adulti di domani e tutto ciò che ci è stato insegnato sarà amalgamato al nostro temperamento, che ci segnerà a vita. L’uomo e la donna si devono incontrare, si devono confrontare ed hanno tutti gli elementi per riuscirci. Sa qual è questo elemento? L’intelligenza. È necessario far capire ai maschi e alle femmine, agli uomini e alle donne che non c’è differenza nelle rispettive intelligenze perché l’intelligenza è unisex. A volte il problema è che la donna non capisce se stessa. Ed è in questo senso che diventa certamente  colpevole, perché è madre, moglie, fidanzata di quei maschi che non si sono evoluti».
Qual è la percezione che oggi la donna ha di sé?
«Mi pare che le donne continuino a percepire diverse tipologie di inferiorità rispetto agli uomini e questo si spiega con la mancanza di autostima in molte. Così come molte donne vivono di lamentele, di accuse: accusano l’altro di quello che non vedono dentro se stesse, proiettando i propri limiti sul partner. Sì, posso affermarlo: la donna se non accusa non si sente bene, perché in fondo questa condizione un po’ le piace. E poi c’è da considerare tutto il background di questi disagi: siamo ormai fossilizzati in una società che non si evolve, anche se la ricerca e l’evoluzione tecnologica fanno passi da gigante. Ma quanto saremo pronti  pronti a gestirli?».

Donne-mamme e social network: quali sono le insidie dell’educazione dei nostri figli?
«Bisogna ripartire dall’insegnamento di un’etica della vita, un’etica della gentilezza e del rispetto. È necessario prevenire il preoccupante fenomeno del bullismo. In che modo? Ad esempio insegnando ai più piccoli già dai 3 anni il rispetto prima verso se stessi e poi verso gli altri. Sento molto spesso dire ai propri figli “non devi fare”, sarebbe opportuno iniziare ad utilizzare un “puoi fare in questo modo perché è meglio e lo è per te”. Le famiglie, poi, devono smettere di essere iperprotettive, che è solo un modo di educare che provoca nei giovani insicurezze e fragilità, che alle prime difficoltà affonderanno. Allora cosa fare? I genitori non si devono sostituire ai figli, ma devono diventare un supporto, uno stimolo. Ad esempio anche lasciandoli annoiare, perché la noia è la base della creatività nonché parte integrante della vita».
Come sta evolvendo e cosa sta cambiando nell’ambito della violenza sulle donne di questo drammatico fenomeno? Aumentano le denunce o crede ci sia ancora molta paura e omertà?
«Parlare di violenza oggi diventa un obbligo, non un diritto ed è pur vero che ci sono più leggi a favore delle donne. Il fenomeno è in crescente aumento così come le denunce, la donna ha acquistato più coraggio anche nel mettersi in discussione. Dai miei studi clinici posso però affermare che il ‘maschio umbro’ non è un molestatore, sì, ce ne sono di casi ma il vero male sta in quelle ‘influenze psicologiche’ che portano la donna ad una dipendenza (anche economica), rilegandola tra le quattro mura domestiche ad occuparsi da sola dei figli».

Che consigli darebbe a queste “nuove donne”?
«Dobbiamo iniziare a cambiare le menti, togliere quelle idee maschili, quelle idee che la storia ci ha inculcato, che per tremila anni ci ha fatto guardare allo specchio con occhi maschili e ci ha fatto pensare con i pensieri del “patriarcato”. Dovremmo chiederci se quello che piace al maschio piace davvero anche a noi. Anthony De Mello autore del fantastico libro “Messaggio per un’aquila che si crede un pollo” ricorda che “la vita è quella cosa che ci accade mentre siamo impegnati a fare altri progetti”, mentre ce ne stiamo addormentati aspettando che qualcosa succeda. Il suo non è solo un invito, è un grido a svegliarsi. Ecco, sono molte le donne umbre che si raccontano a me e posso certamente affermare che si stanno svegliando. Il messaggio che mi sento di dare a queste nuove donne è di rendersi indipendenti, libere, di pensare alla propria vita, al proprio lavoro ancor prima di trovare il principe azzurro o di avere un figlio».