FOTO | La sfida del candidato premier M5s. Che traccia un solco: «Ci siamo noi. E ci sono tutti gli altri». Gli scatti di Roberto Settonce

PERUGIA – La sala è piena, eppure la gente continua a entrare quando arriva Di Maio. Di fronte. Di lato. Tutti stretti intorno a quel palco che quando il candidato premier M5s ci sale su sembra trasformarsi in un ring. Senza avversari.

È la campagna elettorale, bellezza. Di più. È la campagna elettorale del primo competitor del Pd nel centro Italia, in una delle regioni tradizionalmente più “rosse” di tutta Italia. Tracciare un solco tra sé e «gli altri», allora, diventa la prima necessità del Di Maio candidato: «Gli altri fanno ammucchiate, ogni giorno aggiungono una lista da 1 per cento e ogni giorno come coalizione crescono dell’1 per cento. Noi? Continuiamo a essere la prima forza del Paese. Continuiamo ad avere più consensi grazie a quello che facciamo».

Che tradotto, tra le tante altre cose, significa: «gli altri» partiti «hanno perso contatto con i territori a furia di paracadutare candidati nazionali in collegi locali. Capisco che la Boschi ad Arezzo non la voterebbe nessuno e a Bolzano magari sì, ma… Non ha senso. Faranno altrettanto qui in Umbria, che ancora viene considerata una regione “rossa”. Lo vediamo il 4 marzo se l’Umbria è una regione “rossa”», dice con tono gagliardo e sorriso sveglio. Che fanno esplodere la sala: «Bravo!».

Il resto dell’incontro (mezz’ora in tutto) è un mordi e fuggi del programma elettorale M5s, elaborato sulla piattaforma Rousseau «dai cittadini per i cittadini» e promosso da «l’unica forza politica che in questi anni ha dimostrato di essere credibile, mantenendo gli impegni presi» a proposito di «taglio dei compensi dei parlamentari, vincolo di mandato è tanto altro». Su questo punto Di Maio si sofferma più volte. La più interessante: «Il cambio di casacca dei parlamentari non è un problema etico, ma di sostanza. Senza la legge Fornero non sarebbe passata. Senza, la Buona scuola non sarebbe passata. E come loro tante altre leggi vergognose che stanno rovinando la vita degli italiani».