Il Comitato per la salute dice di averne 3mila nel pievese (comprese Orvieto e Val di Chiana) e avanza richieste. L’Asl Umbria 1 ribatte

PERUGIA – Lo scontro stavolta è andato in scena di fronte alla terza commissione dell’assemblea legislativa, che mercoledì ha ascoltato i rappresentanti del “Comitato per la salute” e il direttore sanitario della Asl Umbria 1. Il tema? Il solito. Quello dell’ospedale (ora “casa della salute”) di Città della Pieve.

Il Comitato chiede in sostanza di ripristinare un pronto soccorso con medici adeguati all’emergenza, di ricreare almeno 100 posti letto e di ricostituire l’ospedale di Città della Pieve creando una integrazione funzionale con quello di Castiglione del lago. Secondo gli esponenti del Comitato – che hanno dichiarato di aver raccolto 3mila firme nell’area di Città della Pieve, Orvieto e Val di Chiana – in seguito alla chiusura del pronto soccorso e del punto nascita dell’ospedale pievese l’offerta sanitaria pubblica si sarebbe indebolita, obbligando i residenti a rivolgersi alle strutture di Castiglione del lago e di Perugia.

Il punto di primo soccorso che vi è stato allestito, con le due ambulanze di cui dispone, non sarebbe in grado di garantire una copertura efficace, anche perché non dotato di un adeguato numero medici specialisti dell’emergenza. Tutto ciò rischierebbe di contribuire alla riduzione demografica della zona.

Il direttore sanitario Asl Umbria 1, Pasquale Parise, ha replicato ricordando che ci sono direttive nazionali che prevedono il bacino di utenza minimo affinché possano restare aperti punti nascita, pronto soccorso, centro ictus e altri presidi specialistici. Inoltre i servizi garantiti dalla Casa della salute, ancora in fase di ultimazione, sarebbero in grado di assicurare una copertura sanitaria idonea quei territori. Al termine dei lavori, la Casa della salute disporrà di 20 posti letto di rsa e 18 posti letto per la riabilitazione intensiva; verrà potenziato il Centro per i disturbi dell’alimentazione; sarà inoltre previsto un servizio di odontoiatria in collaborazione con l’Università di Perugia.

Una effettiva criticità sarebbe stata riscontrata per quanto riguarda i medici specializzati in emergenza-urgenza: molti di quelli in servizio si sarebbero trasferiti nelle strutture di Lazio e Campania (dove dopo alcuni anni sarebbero riprese le assunzioni) mentre in Umbria non ci sarebbe al momento alcuna graduatoria da cui poter attingere per integrare gli organici.