A scoprire e arrestare “il giro” la polizia di Perugia. Un traffico da oltre 20mila euro in pochi mesi. Rinvenuta anche una pistola: era stata usata per colpi a Corciano

PERUGIA – Drasticamente interrotta, neutralizzata l’attività criminale di due pregiudicati tunisini, ritenuti detentori di un’importante fetta dello spaccio in città. In diversi punti dell’acropoli, in periferia e pure nella provincia.

Smerciavano sostanze di vario genere ed erano già noti alle forze dell’ordine. A porre un freno alla loro attività sono stati gli agenti della sezione Criminalità diffusa della Mobile di Perugia: pressochè quarantenni, entrambi tunisini irregolari sul territorio nazionale e conosciuti a Perugia soprattutto per lo spaccio al dettaglio di sostanze stupefacenti.

«Lavoravano», dicono dalla questura, perché per loro di ciò si trattava, a Fontivegge. Pressati, braccati dalle forze dell’ordine, si sono prima spostati nell’acropoli, concentrando le proprie attività soprattutto in zona Tre archi. Poi addirittura a Pierantonio, dove sono andati ad abitare, pur mantenendo clienti e mercato nelle zone più a ridosso del centro storico.

La cronistoria

La storia delle indagini, appena concluse, in realtà ha origine a inizio 2017. Quando la polizia, nel medesimo contesto criminale, aveva arrestato alcuni tunisini residenti nel capoluogo. Gli uomini coinvolti nell’indagine attuale erano già comparsi in quella precedente, dimostrando fin da allora di essere attivi nello spaccio di stupefacenti.

Le modalità di contatto con i consumatori di droga? Appuntamento telefonico su numeri dedicati, spaccio a clienti di fiducia e incontri-lampo in luoghi sicuri, raggiungibili a piedi se in centro storico o con mezzi privati in periferia. I due spacciatori, utilizzatori delle medesime utenze telefoniche, si facevano chiamare coi nomi di copertura “Angelo” e “Roberto”.

Al telefono il linguaggio era dissimulato ma non troppo. Si faceva riferimento alla tipologia dello stupefacente, “R” per l’eroina “C” per la cocaina. Oppure si parlava di “chiodi”, con chiaro riferimento ai grammi o alle dosi: «Dammene uno, anzi due» e via dicendo.

I clienti dei tunisini investigati potevano rivolgersi, anche quotidianamente, ai loro fornitori di fiducia per l’eroina, per la cocaina, ma anche per l’hashish, e il numero dei loro contatti e delle cessioni documentate, oltre 500, lasciano intendere che gestissero un consistente giro d’affari. Decine di clienti coinvolti, per un incasso complessivo superiore ai 20mila euro in pochi mesi. Le dosi di cocaina costavano 40 euro, 20 le mezze dosi.

Gli appuntamenti per le cessioni venivano fissati, soprattutto, in centro storico in zona Tre archi, a Porta Pesa, in Piazza Grimana, al Pincetto, in Via Pellas, al parco Sant’Angelo, in Via XIV Settembre, ma anche al cimitero di Monteluce, in Via Settevalli, a Ponte Rio, a Ponte San Giovanni e addirittura fuori città. Ultimamente infatti i due pusher, per dare meno nell’occhio, si erano sistemati in un’abitazione di Pierantonio e da lì, oltre a raggiungere giornalmente il centro storico di Perugia, avevano preso a scegliere, per lo spaccio, dei luoghi più discreti e più vicini al nuovo domicilio: Pierantonio appunto, oppure Umbertide e Resina.

Localizzati, gli agenti della Mobile e unità cinofila antidroga hanno fatto irruzione nell’appartamento di Pierantonio dove hanno trovato i due tunisini e un terzo uomo, loro connazionale, anche lui noto alla polizia in virtù dei suoi numerosi trascorsi giudiziari. Tutti e tre con precedenti di polizia. Tutti irregolarmente su suolo italiano.

Nell’appartamento i poliziotti hanno anche rinvenuto involucri contenenti eroina e cocaina per circa 40 grammi, oltre a circa 2300 euro in contante. Per tutti e tre sono scattate le manette, in flagranza, per i reati di detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti. Sempre all’interno dell’abitazione è stata inoltre ritrovata una pistola, scacciacani senza il tappo rosso, con alcune cartucce caricate a salve.

A conclusione dell’operazione di polizia giudiziaria, gli arrestati sono stati accompagnati a Capanne, a disposizione dell’autorità giudiziaria. L’uomo in possesso dell’arma è stato raggiunto in carcere dall’ordinanza di custodia cautelare per le rapine a Perugia e Corciano su cui avevano già indagato i carabinieri.