un contributo di Gabri El Prince Ripa

Draghi ed elfi a Palazzo Penna. Non si tratta di effetti psichedelici conseguenti all’uso di stupefacenti, ma della presentazione dei libri di Vanni Santoni. L’autore, nel dialogo con il relatore Francesco Forlin, presenta le sue due ultime creature: “La stanza profonda” e “L’impero del sogno”.

Due libri diversi, per quanto uguali. Il primo, con il quale l’autore era in corso come finalista per il premio Strega di questo anno, era una vera e propria epopea del gioco di ruolo che permette a chi non ci aveva mai giocato di entrare in contattato e conoscerli, e ai vecchi giocatori di rispolverare i ricordi delle partite dal velo di nostalgia.

Il secondo invece è un vero e proprio romanzo fantasy, in cui il protagonista si trova a vivere tra sogno e realtà andando a capire che a volte «il mondo del sogno, dell’immaginario è più reale di quello in cui noi viviamo» andando ad attingere dai pensieri di Schopenhauer. Cosa hanno in comune i due libri? Che segnano in qualche modo un distacco con il passato. Raramente in Italia, negli ultimi secoli, si aveva dato attenzione mediatica ai fantasy nostrani e meno ancora ai giochi di ruolo.

In una categoria dominata in lungo e in largo dai vari Tolkien, Lewis e Lovecraft, Santoni prova a far capire che anche gli italiani possono dire qualcosa. La stanza profonda” è il simbolo di quella che molti definiscono “la rivincita dei nerd”, che dopo anni ed anni di giocate di nascosto per non essere derisi ed in cui anche nei film venivano raffigurati come degli sfigati, ora possono uscire tra la folla a testa alta in un mondo in cui l’informatica è una skill base delle conoscenze umane e tutti ci gustiamo serie come “The game of thrones” e “Stranger things”.

Ma attenzione, Vanni Santoni ci tiene a precisare che «non è solo perchè ora viviamo questo movimento che si può definire il manuale di d&d migliore di Proust, sarebbe come andare a dire che De Rossi è più forte di Maradona, impossibile da credere anche se sei romanista». “L’impero del sogno” è uno dei primi fantasy italiani a non aver un senso allegorico come avevano per esempio i capolavori di Calvino, ma l’interlocutore della conferenza preferisce fermarsi proprio sulla rivincita dei nerd.

Santoni in chiusura ci tiene a spendere una battuta su tutti quelli che dicono che ora che stanno diventando fenomeni di massa, i giochi di ruolo ed il mondo che ruota intorno non hanno più la bellezza di una volta. L’autore invita a togliere quel velo di nostalgia che nasconde le cose brutte che c’erano una volta ed invita a pensare che se si va indietro nel tempo non si ha l’acclamata epoca d’oro, ma qualcosa di non bellissimo. Oggi chi ha non ha giocato a quei giochi riuscirebbe d apprezzarne solamente pochi. La “retromania” è un filtro molto pericoloso.