Detenuto da 25 anni in regime di 41bis, si è sottoposto alle domande della commissione in videoconferenza

PERUGIA – Si è laureato discutendo una tesi in Diritto processuale penale. Non è il primo. Non sarà l’ultimo. È però il primo, questo sì, a farlo all’Università degli studi di Perugia, dipartimento di Giurisprudenza, direttamente dal carcere di Rebibbia dove da circa 25 anni è sottoposto al cosiddetto carcere «duro» (ex articolo 41-bis ordinamento Penitenziario). In videoconferenza.

La tesi, che ha visto come relatrice la professoressa Mariangela Montagna, è stata discussa la scorsa settimana; ha avuto ad oggetto proprio il tema del regime carcerario differenziato, previsto dall’articolo 41-bis dell’ordinamento penitenziario e adottato nei riguardi dei soggetti detenuti per delitti valutati dal legislatore come particolarmente gravi. Nella tesi sono state analizzate le problematiche più scottanti e le attuali criticità.

La commissione di laurea presieduta da Giovanni Marini, direttore del dipartimento di Giurisprudenza, era composta dai docenti Carlo Fiorio, Mariangela Montagna, Rossella Fonti, Vico Valentini, Stefano Anastasia, Serenella Pieroni, che sono fra i più impegnati nella tutela dei diritti delle persone ristrette nella libertà personale. Si è concluso con il conferimento della laurea il primo percorso di studi di un detenuto, peraltro sottoposto ad un regime carcerario differenziato, che ha visto il dipartimento di Giurisprudenza offrire un sostegno concreto all’istruzione dei detenuti, quale importante momento di risocializzazione previsto dall’ordinamento penitenziario.

Significativa, a tal riguardo, la presenza dei professori Carlo Fiorio, già Garante dei detenuti per la Regione Umbria, e Stefano Anastasia, attuale Garante delle persone private della libertà personale delle Regioni Umbria e Lazio, nonché degli altri docenti a vario titolo impegnati nel percorso di costante e continuo contatto tra il dipartimento di Giurisprudenza e le strutture carcerarie del territorio nel cui ambito è andato sviluppandosi dapprima lo Sportello per i diritti in carcere promosso dalle cattedre di Procedura penale e Sociologia del diritto e, successivamente, l’attuale Clinica legale penitenziaria.

Il tutto nell’intento di offrire, da un lato, agli studenti un’opportunità di didattica alternativa che sappia coniugare teoria e pratica, ed elaborare, altresì, un approccio sociale e collettivo al diritto; dall’altro lato, un aiuto alle persone ristrette in carcere nella loro libertà personale.