Perugia, al cinema un don Milani esclusivo su immagini di 50 anni fa

Un'immagine di
Un'immagine di "Barbiana 65"

Al PostModernissimo c’è “Barbiana 65”, documentario dell’unico regista a cui don Lorenzo permise di riprendere la vita della sua scuola

PERUGIA – Dopo la proiezione dell’unico film italiano in concorso al Locarno Festival, Gli asteroidi, esordio al lungometraggio di finzione di Germano Maccioni, ospite del PostModernissimo sarà la produttrice Laura Pettini che martedì 14 novembre alle 21 presenterà “Barbiana 65”, documentario girato dal regista Angelo D’Alessandro nel 1965 dedicato alla figura di don Milani.

Un documentario di 65 minuti realizzato grazie al recupero integrale del materiale filmato girato dal regista Angelo D’Alessandro nel dicembre del 1965 a Barbiana, con protagonisti don Lorenzo Milani e i suoi allievi, e che diventa l’occasione per far riemergere con forza l’attualità del messaggio del Priore a cinquant’anni dalla morte e ricordare a tutti la sua grande lezione.

Il regista D’Alessandro, l’unico a cui don Milani concesse di effettuare delle riprese della vita nella sua scuola per lasciare un documento ai suoi ragazzi, era salito a Barbiana per un’inchiesta sull’obiezione di coscienza a cui si era aggiunta la voce di don Lorenzo. Il filmato originale dell’epoca mostra alcuni momenti e aspetti fondamentali della Scuola di Barbiana: la scrittura collettiva, la lettura dei giornali, i ragazzi più grandi che insegnano a quelli più piccoli.

Ma c’è anche il lavoro manuale svolto dai ragazzi (o la loro partecipazione alla Messa, in cui vediamo Don Milani sull’altare celebrare ma solo “per finta”, per la macchina da presa, dopo una scelta consapevole e condivisa con il regista).
Intorno a queste immagini del 1965 si sviluppa il racconto con le testimonianze di Adele Corradi, l’insegnante che ha vissuto l’esperienza di Barbiana con don Lorenzo, di Beniamino Deidda, ex procuratore generale di Firenze che dopo la morte di don Lorenzo ha continuato a insegnare ai ragazzi della scuola di Barbiana, e don Luigi Ciotti.

CONDIVIDI