Mancini e Fiorini (Ln): «Calo occupazionale drammatico, e intanto la Regione assume altri quattro dirigenti. Forti dubbi su modalità»

PERUGIA – «Non bastava la figura inutile del mega direttore che graverà, per oltre 200mila euro l’anno, sulle spalle degli umbri ma con l’avvicinarsi di un nuovo ed importante appuntamento elettorale, ecco che la Giunta Marini ha programmato, entro l’anno, l’assunzione di altri 4 dirigenti dell’esecutivo che andranno ad aggiungersi ai 60 già esistenti».

A sollevare la questione – il riferimento è alla delibera n. 1227 del 23/10/2017 – è la Lega nord, e in particolare i consiglieri regionali, Valerio Mancini ed Emanuele Fiorini. Che in una nota diffusa sabato, attaccano: «Il calo del Pil in Umbria, i drammatici dati occupazionali, l’emigrazione dei giovani all’estero e il flop delle infrastrutture, dovrebbero indurre la Presidente Marini ad un cambio di marcia ed invece anziché pensare a risollevare la Regione, la sua preoccupazione imminente è spartire le poltrone».

Gli esponenti regionali del Carroccio a tal proposito esprimono «perplessità e sgomento». E se da un lato contestano il principio, «l’inutilità di altre figure apicali che non aggiungono niente alla già satura macchina amministrativa e le cui funzioni potrebbero essere ripartite tra gli attuali dirigenti», dall’altro sollevano dubbi sulle «modalità previste» la selezione degli stessi dirigenti.

«Il Pd di Palazzo Donini ha pensato bene di individuare 4 diverse modalità di assunzione per 4 cariche apicali», spiegano Mancini e Fiorini. «Pur rientrando nei poteri della Giunta ci chiediamo perché sia stata fatta questa scelta più che discutibile. Forse la Giunta ha già in mente chi inserire?». L’accusa è semplice e diretta: tagliare ad arte le modalità di selezione per i quattro incarichi, e cucirle su misura per il profilo di altrettanti candidati già individuati.

«Se così fosse oltre al danno pure la beffa – conclude il comunicato -: all’ennesimo spreco di denaro pubblico si aggiunge l’umiliazione per tutti quei laureati che, pur avendo competenze, non possono parteciparvi. Che la Marini, dopo Todi, la Sicilia o il referendum costituzionale abbia fiutato il pericolo di un’altra sconfitta e voglia correre a i ripari? Ci auspichiamo che, come è accaduto per Umbria Mobilità, anche in questo caso la giustizia faccia il suo corso, perché a nostro avviso, più che una reale necessità amministrativa sembra trattarsi di un’investitura politica».