«No alla pensione a 67 anni». Parte la raccolta firme contro la riforma

Pensioni lontane (foto Getty Images)

Lavoro, anche in Umbria la campagna nazionale contro il nuovo aumento dell’età pensionabile

PERUGIA – Rifondazione comunista dell’Umbria sarà impegnata nelle prossime settimane per la campagna lanciata dal partito a livello nazionale contro l’aumento dell’età pensionabile e per la cancellazione della legge Fornero.

«Lo faremo attraverso una raccolta firme e volantinaggi sul territorio e nei luoghi di lavoro, a partire da Perugia e Terni – spiegano il segretario regionale Prc-Se Enrico Flamini e i segretari provinciali Oscar Monaco e Lorenzo Carletti -. Infatti, nonostante il tavolo “tecnico” con i sindacati, il governo ha confermato l’aumento dell’età pensionabile. Si profila l’esenzione per alcune tipologie di lavori, mentre per la generalità delle lavoratrici e dei lavoratori la pensione continua ad allontanarsi. Se non interverrà una modifica immediata delle norme esistenti, l’età pensionabile aumenterà di altri 5 mesi e raggiungerà i 67 anni dal 2019. L’innalzamento proseguirà poi per tutte e tutti, per arrivare a 70 anni».
«Questi sono gli effetti reali della Legge Fornero – ribadiscono da Rifondazione comunista -, effetti pesantissimi che vanno a sommarsi a quelli del Jobs Act e che sono ancora più drammatici per le donne, che continuano ad avere percorsi lavorativi discontinui e pochi contributi, e per i giovani, gli stessi che a causa dell’innalzamento dell’età pensionabile continueranno a restare fuori dal mondo del lavoro. Del resto non è vero che i soldi non ci sono. Il rapporto tra contributi versati e pensioni erogate, al netto dell’assistenza e delle tasse è in attivo dal 1996. Nel 2015 questo attivo è stato di oltre 25 miliardi. Non solo: con le risorse date alle imprese per le riduzioni di lrap e Ires (la tassa sui profitti) si sarebbe potuto cancellare la legge Fornero, così come con un tetto alle pensioni d’oro si potrebbero recuperare la metà delle risorse che sono derivate dalla controriforma».

«Per parte nostra – concludono Flamini, Monaco e Carletti – e proprio a partire dall’Umbria, una regione martoriata dalle leggi sul lavoro targate PD, da licenziamenti, crisi industriali, allargamento delle povertà, ci sentiamo impegnati a costruire l’unità di tutte le forze che si battono per i diritti delle lavoratrici e dei lavoratori, per la giustizia e l’uguaglianza, contro chi in questi anni ha fatto solo gli interessi della speculazione finanziaria. Può anche essere che l’attuale Parlamento per affrontare la campagna elettorale sospenda il provvedimento per 6 mesi, ma si tratterebbe solo di un espediente. Per noi il tema è centrale, per l’oggi e per il domani, per il programma della sinistra di alternativa che siamo impegnati a costruire anche in Umbria, per la ricostruzione di mobilitazione e conflitto sociale, contro una legislazione folle e socialmente insostenibile».