Storie e immagini di un anno dal sisma nel libro “Samuel ha un anno. E una casa – Storie di persone di una terra coraggiosa”

PERUGIA – Parole e immagini. Scatti e storie. Per raccontare un anno dal terremoto, ma soprattutto un anno di speranza e voglia di rinascita. È “Samuel ha un anno. E una casa – Storie di persone di una terra coraggiosa”, un progetto della Regione Umbria che contiene la raccolta di testimonianze dalla Valnerina dopo il sisma del 30 ottobre 2016 firmate dalla giornalista Cristiana Mapelli e rese vivide dagli scatti emozionanti del fotografo Marco Giugliarelli.

Il Samuel che dà il titolo al libro è il bimbo nato a Spoleto il 24 agosto 2016 quando la terra in Centro Italia ha iniziato a tremare. In un anno e spicci di vita ha cambiato nove case, perché quella che mamma Pamela e papà Massimiliano avevano preparato per il suo arrivo è venuta giù quella notte. Ma Samuel resta il simbolo di una comunità che non si dà per vinta. Che resiste e lavora. Come Rosella, la preside combattente, o Silvana, la produttrice di zafferano.

Bambini in bicicletta sul Pian Grande di Castelluccio di Norcia (Foto Marco Giugliarelli)
Bambini in bicicletta sul Pian Grande di Castelluccio di Norcia (Foto Marco Giugliarelli)

E poi ci sono i giovani arrivati da Austria, Francia, Ungheria, Spagna, Grecia e Portogallo per aiutare le popolazioni colpite dal terremoto, oppure Merj, Shirin, Francesca e Debora al lavoro sul patrimonio culturale che ha rischiato di andar perduto per colpa delle scosse. «C’è stato chiesto – raccontano – di fare quel ritocchino a quella statua, quel tanto che è bastato per poterla portare in processione e subito dopo riportarla in ricovero. Sono queste le cose che ci fanno capire quanto sia importante quello che stiamo facendo per l’Umbria e i suoi abitanti». E ancora, i cowboy dei Sibillini, o Giulia “quella del Nord” arrivata a Norcia da Bergamo per lavorare a Palazzo Seneca dei fratelli Bianconi, fino alle pecore di Giuliana, Angela e Santino e al formaggio simbolo di una terra compromessa ma mai doma.