Botulino, morto lo studente viterbese avvelenato a Perugia

Conserve

Il fatto era accaduto a giugno. Lui e il coinquilino, dimesso a fine luglio, erano stati ricoverati dopo aver ingerito cibo mal conservato

VITERBO – È morto nella notte tra venerdì e sabato lo studente viterbese che a Perugia, lo scorso giugno, era rimasto vittima di avvelenamento da botulino.

Lui e il coinquilino, originario del leccese, a giugno avevano ingerito cibo mal conservato e, avvertiti i primi sintomi, erano stati trasportati al pronto soccorso dell’ospedale Santa Maria della misericordia. L’altro ragazzo era stato dimesso il 30 luglio.

 «Il botulismo è una rara, ma gravissima malattia causata da un veleno prodotto da un batterio: il Clostridium botulinum (dal latino botulus, salsiccia). Le spore di questo batterio sono ovunque, nel suolo o nell’acqua, e sono estremamente resistenti a varie condizioni, come i raggi ultravioletti o la bollitura a 100°C». Così la professoressa Antonella Mencacci, responsabile della struttura complessa di Microbiologia dell’Azienda ospedaliera di Perugia, a proposito del botulino che ha determinato la morte dello studente di Viterbo, ricoverato per alcuni mesi nel reparto di Rianimazione, dopo la grave intossicazione per l’ assunzione di cibo altamente tossico.

«Le spore sono distrutte solo dalla sterilizzazione con strumenti specifici come le autoclavi di laboratorio. In un alimento, in assenza di ossigeno (insaccati o nelle conserve sott’olio), di un sufficiente grado di acidità e di una adeguata refrigerazione, le spore eventualmente presenti si trasformano in cellule batteriche capaci di replicarsi e produrre il potente veleno: la tossina botulinica. Questa tossina, che può essere inattivata solo dalla cottura dell’alimento, è inodore, insapore e incolore e, dopo l’ingestione, viene assorbita a livello intestinale e raggiunge il suo bersaglio  a livello delle terminazioni nervose (giunzione neuro-muscolare), impedendo ai nervi di  trasmettere l’impulso nervoso ai muscoli, generando così una paralisi flaccida, con assenza completa di contrazione muscolare».

«Il botulismo – sottolinea ancora la professoressa Mencacci – consiste infatti in una grave paralisi discendente (dai piccoli muscoli della faccia a quelli degli arti inferiori), simmetrica (destra e sinistra insieme) e progressiva. Ciò è dovuto al fatto che la tossina si lega in modo irreversibile al bersaglio e agisce per un lungo periodo di tempo, fino a che non si rigenerano nuove terminazioni nervose, cosa che può richiedere mesi o anni. La gravità della malattia, proporzionale alla quantità di tossina ingerita, è legata alla paralisi dei muscoli respiratori per cui i pazienti possono sopravvivere, in assenza di complicazioni, solo grazie alla respirazione assistita. La diagnosi di questa malattia – conclude l’esperta – è prima di tutto clinica e poi confermata da test di laboratorio, eseguiti in strutture di riferimento , che dimostrano inequivocabilmente la presenza della tossina botulinica nell’alimento sospetto e nei campioni biologici dei pazienti».