In flessione tutte le regioni a eccezione della Campania. Ma sono proprio Lazio e Umbria le peggiori. La colpa? Caldo e siccità

UMBRIA – È Coldiretti a lanciare l’allarme: la vendemmia 2017 sarà fra le più scarse del dopoguerra. Tanto che, anche in Umbria, le stime parlano di un calo produttivo del 40% rispetto allo scorso anno. L’unica consolazione pare rappresentata dalla richiesta del mercato estero, sempre più innamorato del vino italiano. Su base nazionale, infatti, il valore delle esportazioni potrebbe registrare un segno positivo del 6,3 per cento.

Colpa di caldo e siccità, secondo gli esperti. A fare i conti sono stati Coldiretti e Assoenologi: «La vendemmia del 2017, per effetto del caldo e della siccità, si classifica come la più precoce dell’ultimo decennio – sottolinea Coldiretti -. Con un anticipo di circa dieci giorni rispetto allo scorso anno, è dunque in forte calo per il bizzarro andamento climatico, con un inverno asciutto e più mite e un precoce germogliamento della vite, che ha favorito danni da gelate tardive, ma anche siccità persistente e episodi localizzati di grandinate». Le prime previsioni di Assoenologi indicano una produzione nazionale di vino e mosto nel 2017 di 41,1 milioni di ettolitri, inferiore di ben 13 milioni rispetto allo scorso anno. Una flessione media di circa il 25%, ma ci sono regioni che andranno molto peggio.

Malissimo l’Umbria Tra queste, il Lazio e l’Umbria, dove i cali toccheranno addirittura il 40%, peggior dato assoluto in tutta la penisola. Meno 35% in Sicilia. Meno 30% in Toscana, Puglia, Abruzzo, Molise, Liguria, Basilicata, Calabria e Valle d’Aosta. Meno 25% nelle Marche e in Lombardia. In Sardegna la produzione calerà del 20%, mentre in Piemonte, Friuli Venezia Giulia e Veneto la riduzione sarà del 15% e in Trentino Alto Adige del 10%. In controtendenza la Campania, dove si stima un aumento del 5%.